casa de papel

La Casa di Carta – La tamarrata di cui avevamo bisogno

La Casa di Carta ( Casa de Papel) è stato il fenomeno virale della scorsa primavera. Tutti ne parlavano e tutti sembravano drogati di questa serie TV made in Spain.
Addirittura si è ipotizzato che il video più visto al mondo su youtube, il tristemente noto “Despacito” di Luis Fonsi, sia stato toto dalla piattaforma sotto un finto attacco hacker, solo per pubblicizzare la seconda stagione. Ormai è considerata una serie CULT, ma…. è davvero così bella?

Decidiamolo insieme! ⏬

Non fare stronzate, Berlino. Questa non è una pellicola di Tarantino Click To Tweet

la casa de papel

Voglio proprio partire da questa frase dell’eccentrica Nairobi (tutti i protagonisti hanno nomi di città) per parlarvi del primo grande aspetto di questa serie.

1- Le citazioni/omaggi/scopiazzamenti.

Tarantino e Luc Besson sono le principali fonti d’ispirazione degli autori, basti pensare a “le Iene” (trama, nomi, dinamiche, tutto) e a “Nikita/Leon” (psicologia personaggi). Per un appassionato di thriller dinamici La Casa di Carta non può essere considerato una serie originale, ma nella sua prevedibilità risulta un buon mix di ingredienti, tenuto insieme da una salsa latina e da una narrazione che ti incolla al divano. Ed è proprio la narrazione che ci porta al secondo aspetto da considerare…

2- Il montaggio assassino

In realtà la serie è un’ unica stagione che è stata ri-editata da Netflix in modo da poter essere fruibile anche dagli americani (deboli) che a quanto pare non sono in grado di resistere più di 44 minuti di puntata. Devo ammettere che questo montaggio seriale mi ha tenuto incollato allo schermo, ma ha, anche, contribuito a far scomparire il mio interesse piano piano.  Già, perché pur essendo una serie piena di colpi di scena, non possiamo dire che sia…

3- Imprevedibile (?)

Succede di tutto. E’ vero, ma siamo sicuri che i colpi di scena non siano mai troppi?
Io ho una teoria: la trama è come una strada in cui le curve sono i colpi di scena. In autostrada non ti aspetti nessun colpo di scena … giusto? Ecco La casa di carta è un passo alpino pieno di tornanti… dopo i primi due ci si abitua. Bene, ma anche meno.

In generale…

..è un grande “Inside man” (Spike Lee)   dilatato in 15 ore, con quel brio latino che non si fa mai prendere troppo sul serio. Gli si perdona tutto, anche l’imbarazzante finale da thriller hollywoodiano di serie C.  I personaggi sono ben caratterizzati, gli attori appena sufficienti (tranne Berlino, lui è top) e la fotografia non niente male.  È tamarro, simpatico e intrigante (anche troppo a volte), ma lascia un po’ il tempo che trova: si guarda piacevolmente, niente di stratosferico.  Guardatela, è su Netflix!

Voto: 7-

P.S.

La cosa che veramente mi ha fatto riflettere è che proprio il fenomeno virale che ha generato viene descritto dal “Professore” nella serie riferito alla rapina e all’opinione pubblica. La resistenza, le maschere, le tute, i personaggi… commercialmente parlando una chicca dietro l’altra. Complimenti.

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