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Silence – Il film che ogni credente dovrebbe vedere

Silence_PosterFilm_ScorseseXVII secolo, l’opera missionaria cristiana si è spinta fino all’estremo oriente, una terra dominata dal misticismo e dalla forza del buddismo. Dopo i primi anni di successo le missioni cominciano a venir viste come un pericolo per le comunità e cominceranno a venire perseguitate dai potenti.

Uno di questi missionari è Padre Ferreira (Liam Neeson) il quale, nelle sue lettere, racconta ai suoi discepoli Padre Sebastiao (Andrew Garfield) e Padre Francisco (Adam Driver)  e delle terribili atrocità subite dai cristiani in terra nipponica. Non ricevendo più notizie dal proprio mentore e non credendo alle voci di una sua possibile conversione al buddismo, i due giovani preti partono decisi di ritrovare la persona a loro più cara.

Io prego ma sono sperduto. Alla mia preghiera risponde il silenzio. Click To Tweet

Sfatiamo subito il pensiero che Silence sia un film sul cristianesimo. No, non lo è, almeno, non solo. Ovviamente il punto centrale del film è Dio, ma che sia sotto la forma del Dio dei cristiani è solo un pretesto, come è giusto che sia, dal momento che i protagonisti sono due preti ed è ambientato durante la persecuzione giapponese dei cristiani. Guardandolo da un’altra angolatura il film è un inno a tutti i credenti, di tutte le religioni, alla difficoltà di convivere con una verità impossibile da spiegare, la verità del silenzio. Il nuovo film di Scorsese è proprio questo: un film sul silenzio. Il silenzio di Dio che guarda i propri fedeli morire, il silenzio di chi ascolta impassibile gridare invocando il proprio nome senza fare un cenno, che sia dio o uomo. Altro aspetto su cui si permea il film è l’importanza che assume un singolo, semplice gesto nella mente e nel corpo di chi ha una convinzione ferrea e incrollabile. Molto interessante anche il significato di “identità” che è presente in ogni persona, quell’ identità talmente radicata nell’essere che è impossibile da estirpare del tutto. (mi ha ricordato “Il segreto è nei suoi occhi”)
Malgrado le apparenze Scorsese non prende una posizione chiara nemmeno riguardo all’aspetto storico/religioso della trama in quanto il discorso finale di Liam Neeson è in qualche modo giustificato dal comportamento di Kichiijro il dubbio cristiano che fa da guida ai due protagonisti.

Tecnicamente Scorsese ha un dono, quello di dosare perfettamente la regia a seconda del bisogno: non è mai eccessiva e sempre pulitissima. Veicolato da questa perfetta tecnica il film arriva potente nella mente e nei cuori di chi guarda tanto che rimane marchiato a fuoco nella memoria. Cosa state aspettando? Andate al cinema!

Voto: 9

 

 

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