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Il Futuro del Cinema è la Realtà Virtuale?

La scorsa settimana al Festival del Cinema di Venezia ho avuto la fortuna di assistere  all’anteprima del primo lungometraggio girato in Realtà Virtuale (VR) intitolato “Jesus VR” il quale racconta, come intuibile, la storia di Cristo presa pari pari dai vangeli.

Il film di per se è davvero brutto. Non solo perché fatto con un  budget davvero basso e in modo molto basilare, ma anche per colpa della realtà virtuale.

I produttori presenti in sala, quet’ultima costituita da poltrone girevoli, sostenevano la tesi che il film non offriva solo una visione, ma anche un’esperienza… che sarebbe poi quella di essere immersi in una visione a 360° della scena potendo così, per esempio, dare le spalle ai protagonisti che stanno parlando in angolo della scena e analizzare tutto quello che li circonda.
jesus vr recflashDi per se, detta così, l’idea non sembra malvagia, ma secondo me è totalmente inutile per il Cinema e non avrà nessun tipo di successo economico in questo campo. Vi spiego perché. 

La realtà virtuale sulla carta è probabilmente, dopo le macchine volanti, il simbolo del FUTURO, o almeno di come era visto nei decenni passati. L’idea di essere immersi in una realtà differente da quella in cui viviamo, magari più colorata o avventurosa, stando comodamente seduti su di una sedia girevole è una prospettiva allettante anche per voi, lo so! I visori di realtà virtuali sono venduti principalmente nell’area videoludica per immergere il giocatore nelle vesti del personaggio che sta usando per sconfiggere l’alieno di turno.

Ok, fin qui va tutto bene, ma la pecca sta nel pensare che il prossimo passo di questa tecnologia sia il Cinema, perché non è così.

Devo ammettere di essere stato allettato anche io dal progetto di “Jesus VR”, ma passati i primi venti secondi di “effetto sorpresa” mi sono subito accorto che qualcosa non andava, non nel film di per sé ma nella tecnologia.

the-vr-cinema-opening-amsterdam-13Per fare l‘effetto 360° il film era stato girato con inquadrature molto larghe (simili a quelle teatrali), senza primi piani o sequenze di nessun genere… Insomma era piattissimo e l’occhio del regista era completamente scomparso. Cioè, provate ad immaginarvi un film di Tarantino o di Hitchcock senza neanche un primo piano, o un Orson Welles senza piani sequenza. Rimane ben poco. Anche l’interpretazione degli attori ne viene meno dal momento che lo spettatore è quasi invitato a guardare altrove e non dove si svolge la scena. Il non potersi avvicinare (per ovvi motivi) a dove si svolge la scena non aiuta. Per capirci se “JesusVR” fosse stato realizzato normalmente sarebbe stato un comune film di serie C sulla vita di Gesù, con l’aggiunta del VR l’esperienza incredibilmente PEGGIORA elevando la noia a vera e propria trappola per lo spettatore.

Paradossalmente la visione di un film attraverso gli occhi del regista è un’esperienza di gran lunga migliore rispetto alla realtà virtuale. Indubbiamente è una tecnologia che raggiungerà un grado di sviluppo assoluto e sarà utile in molti aspetti, come nei documentari o per vedere l’intero catalogo dell’IKEA in casa vostra senza muovervi da casa, ma nel Cinema si basa proprio sul presupposto errato che lo spettatore abbia il desiderio di voltare lo sguardo alla scena cosa, presupposto che va contro le più semplici regole di narrazione.  Non considerando, poi, il costo enorme che le produzioni dovrebbero affrontare per letteralmente COSTRUIRE  una scena che  avrebbe come unico scopo quello di distogliere lo spettatore dal film.

Spero di essermi spiegato (e probabilmente verrò smentito dalla storia), ma ne l dubbio io vado al cinema. QUELLO VERO, ciao! 🙂

P.S. Vi lascio alcuni esempi di scene impossibili con la realtà virtuale, sicuri di voler rinunciare a tutto questo? 😉

Conctat (Robert Zemeckys 1997)


Psycho (Alfred Hitchcock 1960)

Il buono, il brutto, il cattivo (Sergio Leone 1966)

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